Samanta Berruti

Samanta Berruti - WanderGirls Italia

Un luogo non è mai solo “quel” luogo: quel luogo siamo un po’ anche noi. In qualche modo, senza saperlo, ce lo portavamo dentro e un giorno, per caso, ci siamo arrivati.

Ci siamo arrivati il giorno giusto o il giorno sbagliato, a seconda, ma questo non è responsabilità del luogo, dipende da noi. Dipende da come leggiamo quel luogo, dalla nostra disponibilità ad accoglierlo dentro gli occhi e dentro l’animo, se siamo allegri o malinconici, euforici o disfotici, giovani o vecchi, se ci sentiamo bene o se abbiamo mal di pancia.

Dipende da chi siamo nel momento in cui arriviamo in quel luogo. Queste cose si imparano col tempo, e soprattutto viaggiando.

Viaggi e altri Viaggi – Antonio Tabucchi

CHI. Mi chiamo Samanta e sono nata in un piccol(issim)o paese del Piemonte ormai quasi trent’anni fa. Nel 2013 mi sono trasferita in Germania alla ricerca di risposte e, come spesso accade, ho trovato anche qualche domanda ad attendermi dall’altra parte del confine. Sempre alla ricerca di nuovi stimoli, a breve mi sposterò in Portogallo per qualche mese di volontariato e, forse, per trovare un nuovo elettrizzante impulso. Insomma: stay tuned.

DOVE. Attualmente vivo in Thüringen, una piccola regione della fu-DDR (ossia la Germania dell’Est). Mi sono trasferita qui seguendo l’istinto (volendo, l’impulso del momento) ma sin da subito mi sono innamorata di queste piccole realtà ancora un po’ fiabesche e spesso incontaminate.

Nel tempo libero mi armo spesso e volentieri di zaino, borraccia e scarpe comode e mi metto in marcia, alla scoperta di questo o quell’angolo di mondo. Mi definisco ramingo senza speranza (Hopeless Wanderer, proprio come la canzone dei Mumford and Sons) e mi diverto ad organizzare viaggi eco-friendly e, ovviamente, low cost dove a farla da padrone sono paesaggi mozzafiato e attimi di pura meraviglia.

COSA. Viaggiare non è solo una passione. È la risposta a un bisogno, la dose di adrenalina prima dell’ennesimo salto; un modo per arricchire non solo il mio bagaglio culturale ma, innanzitutto, la mia consapevolezza in merito alle dinamiche di questo mondo.

Viaggiare è il mio personale antidoto a tutti quegli stereotipi che, altrimenti, ci vengono propinati su base quotidiana e ci rendono un po’ meno tolleranti e, forse, un poco più egocentrici.

PERCHÉ. Scrivo perché non posso farne a meno.

Filtrare le realtà che mi trovo davanti e riproporle a chi è disposto ad ascoltarmi è il modo migliore che conosco per assorbirle, farle mie e comprenderle a fondo. Descrivere ciò che mi ha meravigliata, emozionata e, perché no, delusa è un buon modo per parlare di me. Della parte migliore di me. Di quella che nonostante tutto sogna ancora, va avanti e spesso arranca, ma non molla mai. Proprio mai.

Il mio blog personale e’  “I’m an hopeless wanderer” e lo trovate a questo link.

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