Perché viaggiare…non é andare lontano: Sperlinga

Sperlinga - WanderGirls italia
Riapro gli occhi, improvvisamente.

Un raggio di sole caldo filtra dalla tendina gialla che copre la finestra accanto a me, e all’ennesima buca del terreno mi sveglio definitivamente.

Beh, si sa, viaggiare in autobus è a volte scomodo, ma offre imparagonabili visioni.

D’altronde ho sempre adorato i viaggi lenti, e anziché andare in auto, posso così concentrarmi su ciò che di bello mi sta intorno.

É il 18 agosto, e mentre tutti cercano di godersi gli ultimi giorni della settimana di Ferragosto in riva al mare, io decido di scoprire un piccolo gioiello dell’entroterra della Sicilia, mia regione d’origine: Sperlinga.

Sono sempre stata convinta che bisogna conoscere prima il proprio territorio per poter scoprire il mondo, e poi stasera ci sarà il concerto di Mario Incudine, che non conosco moltissimo, e quale migliore occasione per allargare i miei orizzonti.

Sposto quindi la tendina laterale e un maestoso panorama si apre di fronte a me: l’azzurro del cielo si mescola col giallo paglierino dei campi; il marrone di alcuni terreni pronti a ricevere la semina si confonde col bianco dei muretti a secco e con le chiazze verdi della tipica vegetazione siciliana, mentre su tutto, come un guardiano silente, veglia la maestosa Etna.

Sì, le premesse sono decisamente le migliori!

Continuo il mio viaggio mentre il sole, ormai tramontato, lascia il posto all’ora blu del cielo. In lontananza, la mia vista scorge tante lucine arancioni che mi fanno capire che la meta è vicina.

Man mano, quelle piccole stelline prendono forma nelle luci dei lampioni storici della città, e in men che non si dica, mi ritrovo catapultata in un paesaggio d’altri tempi: scendo dal bus e vengo investita da un’aria pulita, fresca e accogliente. Ecco, era proprio quello che cercavo!

La magia che si percepiva da lontano viene confermata alla prima vista da vicino della città di Sperlinga: un’imponente roccia di quarzarenite si erge di fronte a me, puntellata da abitazioni, mura e in cima, lassù, come a fare da custode all’ambiente circostante, il castello rupestre.

Castello_rupestre_Sperlinga

Meravigliata dalla vista di fronte a me, quasi per un attimo non faccio caso che io stessa mi trovo non su una normale strada bensì su una roccia che porta in superficie i segni del passaggio di innumerevoli tracce.

Accanto a me, si apre un dedalo di viuzze a cui si affacciano balconi sbucati fuori non da classiche abitazioni, bensì da grotte.

Sì, perché ogni famiglia delle 890 persone che abitano qui, possiede almeno una grotta che ha trasformato e adattato alla sue esigenze, mantenendone l’aspetto caratteristico.

Mi trovo così a passeggiare per le vie del borgo, sotto i balconi fioriti in ferro battuto, tra scalinate e porte che fanno d’accesso alle grotte-abitazioni che continuano a vivere e a dare riparo a famiglie, cambiate nelle generazioni, ma che amano le radici della propria terra. Continuo la mia passeggiata in questa atmosfera incantata, illuminata dalle luci rossastre, mentre i suoni del concerto si fanno sempre più vicini. Gli ultimi tre scalini, giro l’angolo, e no, non c’è la tipica folla dei concerti da palasport, ma un’intima piazza circondata da case dove tutto sembra più vicino. Il battito del cuore della persona che ti sta accanto, il palco che questa volta posso toccare con mano, il sogno di una notte di mezz’estate.

Lo spettacolo di Mario Incudine, artista eclettico siciliano – cantante, polistrumentista e attore teatrale – fa da cornice ideale a questo scenario, e le sue parole cantano una Sicilia magica, dirompente, romantica, proprio come Sperlinga.

Concerto finito, ci si sofferma sul belvedere per quattro chiacchiere tra amici e si prosegue la passeggiata al chiaro di luna, avvolta nell’incanto di una serata che resterà per sempre dentro me.
L’indomani mattina mi sveglio in un b&b da cui mi hanno assicurato una vista ineguagliabile, e le mie aspettative non vengono deluse: apro il balcone e mi trovo proprio esattamente di fronte alla rupe del castello, con quelle finestre che si aprono dalle grotte come sentinelle sul paesaggio.

Castello_e_grotte_Sperlinga

Mi avvio per incontrare Sem – Salvatore Lo Sauro il suo vero nome – guida turistica ufficiale della zona, e da quel momento l’incanto degli occhi si trasforma in sapere. Tramite Salvo vengo a conoscenza di tanti aneddoti e informazioni che solo una guida può fornirti, trasmettendoti la passione per la propria terra.

Nel giro turistico della città non può sicuramente mancare:
  1. Il Castello di Sperlinga, rarissimo esempio di castello rupestre e di ciò che il termine roccaforte sottintende, visto che è la stessa rocca che costituisce la fortezza in questo caso, visto che il castello è infatti letteralmente scavato nella roccia.

Rifugio per l’uomo da più di 3500 anni per siculi, greci, romani, bizantini, arabi e normanni, rimango affascinata quando Salvo mi racconta che il castello fu l’ultima roccaforte angioina a cedere, durante i Vespri Siciliani, dopo ben 13 mesi, al lungo assedio di siciliani e spagnoli. Proprio per questo la vicenda terminò con un romantico epilogo: ai dodici soldati angioini rimasti non solo fu fatta salva la vita ma addirittura vennero regalate delle terre come riconoscimento della loro resistenza eroica.

castello_Sperlinga_Salvo_Lo_Sauro_Guida

  1. Altra tappa imperdibile è il borgo rupestre e le case nella roccia.

Anche se in realtà tutta Sperlinga è un borgo rupestre, ci sono alcune zone del paese, vicine al castello, in cui questa peculiarità si denota con maggiore costanza: così mi ritrovo a fare zig-zag tra una grotta e l’altra, percorrendo i camminamenti sulla roccia disposti su tre livelli.

Devo resistere e non poco alla mia innata curiosità che mi porterebbe a spingere una di quelle porte di legno, custodi di chissà quali segreti, ma Salvo lo fa per me: davanti a me una fotografia reale, a 360°, di quello che era lo scenario di un tempo. L’interno di alcune grotte costituisce infatti un museo etno-antropologico, con la riproduzione degli strumenti usati dalle famiglie più povere che vivevano qui fino al 1960.

Un vero e proprio patrimonio da preservare.

  1. Lungo il cammino, è d’obbligo una sosta al bar, dove apprendo di un altro tesoro inestimabile: il dialetto gallo-italico.

Lo scopro assistendo alla classica scena di uomini seduti attorno a un tavolo da gioco. All’improvviso, uno di essi inizia a blaterale in una lingua sconosciuta “Ghje so’ crestiai pu casteu”. E io penso: “Saranno stranieri”. E invece no, sono proprio abitanti di Sperlinga che parlano in un dialetto a me sconosciuto, e direi quasi incomprensibile anche per me che sono siciliana: il gallo-italico.

Si tratta di un dialetto con influssi dal Nord-Italia (liguri-piemontesi) che mescolandosi col siciliano, danno luogo a una fonetica unica. Questo dialetto accumuna circa 10 paesi in Sicilia, racchiusi nella stessa zona, ma Sperlinga e la vicina Nicosia sono le comunità più rappresentative, dove anche i bambini ne fanno ancora un uso diffuso.

  1. Questa città continua a sorprendermi. E lo stupore culmina quando entriamo in uno dei tanti laboratori dove si pratica l’arte della tessitura.

Qui, con una tradizione che prosegue ininterrotta da secoli, mani esperte e pazienti tessono ancora a mano, tramite lo strumento del telaio, tappeti dalle trame geometriche.

Potete vedere queste donne all’opera nei tanti laboratori sparsi per la città, e mi raccomando, non mancate una chiacchierata con almeno una di loro. Riscoprirete il valore dei gesti semplici, della passioni che ti occupano ore ed ore, delle mani che fanno male per il tanto lavoro e del potere della parola, quella vera, che viene dal cuore, e che spesso basta a rendere una giornata migliore.

L'arte_della_tessitura_Sperlinga

Sono giunta alla fine della mia visita e adesso capisco perché Sperlinga è stata iscritta nel 2006 nel club de “I Borghi più belli d’Italia”: la bellezza mi ha investita, la semplicità fatta riflettere e la magia avvolta.

E’ stata l’occasione per riscoprire che viaggiare non vuol dire necessariamente andare lontano: si viaggia con la mente, si viaggia con lo spirito e col cuore e ci si nutre di conoscenza, e tutto ciò non va di pari passo ai chilometri percorsi bensì a quanto sei disposto a lasciare andare per ricevere in cambio qualcos’altro che ti arricchisce.

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