Michela Simoni

Michela Simoni - WanderGirls Italia

Ognuno ha il suo tamburo un solo ritmo un canto e una comune solitudine, che noi mettemmo insieme a starci un poco accanto su questa via dell’abitudine”

Tamburi Lontani  – Claudio Baglioni

CHI. Mi chiamo Michela  e  sono la maggiore di tre sorelle ed ho tre nipotine che adoro.

Ho 38 anni ed ho fatto tanti lavori, ma nell’ultimo periodo ho insegnato in un asilo nido e alla scuola elementare.  Sono laureata in lettere moderne, anche se la mia vera passione è sempre stata l’archeologia. Adoro i lavori che mi permettono di stare a contatto con le persone .

In questi ultimi anni complici le difficoltà economiche un po’ comuni in tutta Italia ho avuto grossi problemi lavorativi, anche perché il lavoro nella scuola pubblica come supplente non ti permette di poter programmare assolutamente  molto. Sono stati per questo anni difficili, tra stipendi che non arrivavano e i tanti impegni e doveri che il ruolo di insegnante ti impone. Per fortuna c’erano i bambini ad attendermi in classe tutti i giorni.

DOVE.  Sono nata e cresciuta in Sardegna, ma il 26 marzo 2018 inizia la mia vita da expat  a Ginevra. La piccola lucina si è accesa in realtà la prima volta che ho messo piede a Ginevra. Ho sempre avuto un debole per i viaggi e in dieci anni insieme, io e mio marito, abbiamo viaggiato tanto. Ma Ginevra è stata un colpo al cuore.

Quattro anni fa mio marito conosce un uomo meraviglioso, un sardo immigrato a Ginevra negli anni Sessanta che diventa subito un nostro carissimo amico e permette a mio marito di fare qualche lavoro in Svizzera e non solo.

Così cominciano i viaggi a Ginevra. Andiamo spesso a Ginevra ed inizia a farsi strada in noi la voglia di provarci, di cambiare e di buttarci in questa nuova avventura.

COSA. Ho impegnato tutta me stessa in quest’avventura; l’ho cercata e voluta con tutto il cuore. Ho cercato, programmato, organizzato tutto, per settimane, perché per me era diventata una priorità.

E nonostante le persone attorno a me continuassero a dirmi che il trasferimento fosse una follia, io ho continuato dritta per la mia strada. Ero e sono convinta di avere messo, con la nostra decisione, le fondamenta solide di un futuro migliore per noi e – se ci saranno – per i nostri figli.

PERCHE’. In Sardegna io e mio marito abbiamo una bella casa, tanti amici, la nostra famiglia con cui abbiamo rapporti molto stretti. Insomma, ci saremmo potuti accontentare.  

Mossi un po’ dalla delusione, ma anche dalla voglia di cambiare completamente vita, iniziamo a concepire nella nostra testa il pensiero di andare via e di ricostruirci una nuova vita lontano da casa.

Trascorriamo due anni fatti di discussioni, entusiasmo, depressione, timore, paura, euforie. Due anni difficili dove spesso ci siamo trovati ad avere opinioni contrastanti e la nostra voglia di trasferirci spesso si scontrava con la realtà della vita di tutti i giorni.

Siamo giunti anche al punto di abbandonare l’idea e di decidere di accontentarci di ciò che avevamo.

Poi all’improvviso ho sentito che tutto iniziava a combaciare, che ogni cosa prendeva il suo posto.

Sono convinta che i miei sentimenti sono comuni a tante altre donne che hanno preso la mia stessa decisione.

Mi sento di affermare con certezza che questa avventura sarà un’esperienza che mi cambierà nel profondo e che mi porrà davanti alle mie paure.

Non so come andrà a finire, come si dice “chi vivrà vedrà”, ma di certo posso dire di essere orgogliosa di me, di avere trovato la forza di provare a volare in alto.

Oggi posso solo dire di essere ancora convintissima della decisione presa, lo rifarei mille volte.

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