Il supermercato: una delle sfide della vita da expat

Supermercato - A wander girl
Una delle sfide più dure da affrontare durante i primi giorni della nuova vita da expat è il supermercato.

Trasferirsi in una nuova nazione comporta una serie di difficoltà e di sfide da affrontare; per poter iniziare una nuova vita all’estero è necessario trovare i propri posti e le proprie abitudini. E’ una condizione necessaria – non sufficiente – per la propria salute psicologica.

Perché Melbourne sia casa devo trovare i miei posti e le mie abitudini.

E, quindi, si parte…dal supermercato.

La scelta del negozio è la prima fatica.

Qui si punta alla comodità ed alla semplicità: si va vicino a casa. Non fatevi venire idee strane; ci sarà modo e tempo per trovare il negozio bio-naturale-con-gli-sconti-migliori-e-i-prodotti-di-qualità.

In qualche modo arrivo al supermercato con il mio bel bagaglio di ansia, sbattimenti, soldi, carte di credito, passaporto, cellulare (“se mi perdo devo poter almeno prendere un Uber“), indirizzo di  casa scritto su un foglietto (“se si scarica il cellulare e mi perdo almeno posso chiedere a qualcuno”) e ansia (l’ho già detto, ma serve un rafforzativo).

Sono pronta per tornare a casa… talmente sono stanca. La tentazione è forte, ma resisto. Sono coraggiosa, mi piacciono le sfide e prendo il mio bel carrello.

Che moneta devo mettere nel carrello? Un dollaro basterà? Ah no, questi sono due dollari. Ma dove è la fessura? 

I carrelli australiani sono liberi. Li prendi dove vuoi e li molli dove vuoi. Te li porti a casa se vuoi. Facile.

E’ giunto il momento di entrare. Posso tornare a casa e venire domani?

Ce la faccio: entro. Un mondo nuovo mi aspetta.

Mi guardo attorno, sorrido in cerca di comprensione e proseguo con il mio carrello al seguito.

Non conosco nemmeno una marca. Sono seria. Nemmeno una.

Inizio a riempire il carrello di cose a caso in una specie di apnea e spero che questa tortura finisca presto.

Poi ci sono alcuni ostacoli insormontabili:
  • Latte

Centocinquanta marche diverse. Adesso poi con questa storia che il latte deve essere di riso, soia, mandorla e vattelappesca la scelta diventa impossibile. Fisso lo scaffale per cinque minuti ed, infine, rinuncio. Troppo difficile.

  • Assorbenti

I maschi all’ascolto posso saltare questo passaggio ed andare oltre.

Mi trovo in compagnia di un’altra expat che, come me, cerca di capire cosa siano questi prodotti che spacciano per assorbenti. Mi sembra di fare un tuffo negli anni Ottanta e, come volevasi dimostrare, nemmeno una marca familiare. Ma tutta la bella tecnologia dei Lines E’ dove è finita?

E, anche qui, assorbenti a caso.

  • Frutta

Scusate, ma la bilancia dov’è? Un gentile signora mi spiega che si pesa in cassa. Prendo, quindi, alcuni sacchetti e cerco i guanti per evitare di toccare la frutta con le mani. In pochi istanti mi rendo conto che i guanti non ci sono e che è lecito palpare alla ricerca del frutto migliore. E pure i sacchetti sono superflui per taluni visitatori del supermercato (la maggioranza, ad essere sinceri!).

Ma cosa è questa Vegemite di cui questi Australiani vanno pazzi? Non ho il coraggio di comprarla. Non questa volta.

Continuo la mia passeggiata tra le corsie del supermercato. L’agonia è quasi finita.

Svolto in una nuova corsia… e lei è lì che mi aspetta. Sorrido, mi sento – quasi – a casa.  Nascosta in un piccolo scaffale, sbuca con un pò di timidezza la pasta Barilla. Non voglio nemmeno sentire per un secondo le vostre storie politico-nutrizioniste sul perché non dovrei comprare centinaia e centinai di pacchi di pasta Barilla. E’ proprio il caso di dirlo: “dove c’è Barilla c’è casa”.

Finalmente la mia spesa è finita. Guardo il carrello e – a parte la mia amica Barilla – non riconosco niente.

Non può essere il mio carrello. Impossibile. Per un attimo vorrei abbandonare il carrello e andarne a casa. Vorrei proprio andarmene a casa in Italia dove tutto è familiare. Vorrei essere nel mio supermercato di fiducia con le corsie che conosco a memoria e il carrello che prendi solo se hai moneta e tutte quelle belle marche a me note.

E, invece, respiro e proseguo.

La cassiera mi aiuta a riempire i sacchetti non biodegradabili e mi invita a fare la carta fedeltà. Declino gentilmente; la carta fedeltà la lascio per la prossima volta.

Esco da supermercato: ho fatto la mia prima spesa in terra australiana e sono felice.

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