Giappone tra tradizione e modernità

Giappone WanderGirls Italia4

Ci sono volte in cui si ha veramente voglia di fare un viaggio, si cerca di pianificare qualcosa con amici, parenti, fidanzati/e, ma nessuno e’ disponibile.

E allora? Si parte ugualmente.

Dopo una bella ricerca, il caso mi ha portata in Giappone, un viaggio tra spiritualità, tradizione e modernità.

In 15 giorni, con l’aiuto di un’agenzia locale, sono riuscita a fare un tour visitando il meglio della parte centrale del Giappone.

Queste le tappe del mio viaggio:
  • Partenza e fine del viaggio a Tokyo, capitale ultramoderna;
  • Matsumoto con il suo magnifico castello;
  • Takayama, perfetta per rilassarsi in vero stile giapponese;
  • Kyoto, la città “dei mille templi”;
  • Hiroshima e la sua magnifica isola Miyajima piena di piccoli Buddha.

In questo pacchetto era incluso anche un giorno con una guida locale a Tokyo e uno a Kyoto, che mi hanno portato in molti luoghi sfruttando al meglio le distanze e le tempistiche e dandomi anche qualche consiglio per i giorni successivi.

  • TOKYO

Al mio arrivo a Tokyo, nel mese di Luglio, ho potuto assistere al Festival delle lanterne “Mitama Matsuri” nel santuario di Yasukuni nel cuore della città, con le sue parate e danze tradizionali.

Ho soggiornato in un hotel nel quartiere di Shibuya, attraversato dall’incrocio pedonale più affollato al mondo non lontano da Shinjuku, quartiere ricco di grattacieli, luci colorate, karaoke a 5 piani, sale giochi infinite e manga.

Shibuya è il quartiere più animato in ogni ora del giorno per antonomasia.

In circa 3 giorni a Tokyo ho visitato:
  • i vari templi della citta’;
  • il Palazzo Imperiale;
  • il mercato del pesce di Tsukiji, meta imperdibile per chi adora il sushi;
  • il quartiere di Ginza, ideale per chi adora lo shopping.

E non ho perso occasione per mangiare nei ristoranti tipici della città i cui piatti si ordinano ad un “distributore” e arrivano su dei tapis roulant al proprio posto.

  •  MATSUMOTO

Dopo questi primi giorni un po’ caotici, ho iniziato il mio viaggio in direzione di Kyoto fermandomi a Matsumoto, nel cuore delle alpi giapponesi, dove mi sono trovata di fronte al più antico e  maestoso castello del Giappone.

Tesoro nazionale, il castello di Matsumoto è costituito da 6 piani, di cui uno nascosto, collegati da scale che potevano essere rimosse in caso di attacco.

Come una vera fortezza, per poter conquistare Matsumoto sarebbe stato necessario prima superare i vari ponti e fossati.

  • TAKAYAMA

Il giorno dopo sono arrivata nella piccola cittadina di Takayama.

Subito sono stata avvolta dall’atmosfera tradizionale con le bellissime case in legno di cipresso, appartenenti ad antichi mercanti, che costeggiano le strade.

Mi sono regalata due notti in una Ryokan, una delle locande tradizionali, il cui pavimento e’ fatto di stuoie di paglia, composte da sale da pranzo di giorno che diventano camere per la notte, il tutto ornato da porte e armadi scorrevoli in cui si trova il letto per dormire,  il futon, che ogni sera viene preparato.

Qui i vestiti occidentali sono vietati, il solo indumento consentito e’ il kimono con i classici infradito in legno.

I Ryokan sono il perfetto luogo per rilassarsi, specialmente dopo aver fatto un bel bagno caldo nelle acque termali – gli Onsen – e assaggiato la cucina tipica kaiseki, composta da tanti piccoli assaggi di vari piatti locali.

Takayama, grazie alle sue modeste dimensioni, e’ fatta per essere visitata a piedi.

Tra santuari e templi, molto suggestiva e’ anche la camminata nel mercatino alimentare che costeggia il fiume.

Dappertutto si può, inoltre, gustare il Sake, tipico di queste zone.

  • KYOTO

Mi rimetto in marcia per Kyoto, la città “dai mille templi”.

Si nota subito la differenza tra Tokyo e Kyoto. Qui non ci sono grattacieli.

La modernità ha lasciato spazio alla tradizione.

Per strada si incrociano ancora donne e uomini in kimono.

Si può assistere alle danze tipiche delle Geishe aperte al publico e prendere parte alla cerimonia del te’, un rituale ricco di simboli e gestualità precise che aveva come scopo quello di portare i samurai alla pace interiore prima della battaglia.

La città, inoltre, e’ piena di piccoli vicoli che offrono molte varietà di cibo da strada, ristoranti tipici e mercatini.

Moltissimi i classici giardini giapponesi, dove e’ possibile fare delle lunghe passeggiate, in cui si nota l’ordine e l’equilibrio degli elementi in un clima di profonda riflessione.

Uno dei più interessanti e’ quello dove si trova anche il tempio buddhista Kinkaku-Ji, Tempio del Padiglione d’Oro, chiamato cosi’ in quanto ricoperto da foglie d’oro, simbolo di purificazione da ogni pensiero negativo.

A Kyoto dunque c’e’ sempre qualcosa di magico da vedere.

Il santuario che mi ha toccata più profondamente e’ quello di Fushimi Inari, che consiglio assolutamente, con le sue 10 000 porte, torii, e 12 000 gradini a formare un affascinante percorso di 4 km verso la purificazione interiore.

  • HIROSHIMA

L’ultima tappa prima di ritornare verso Tokyo e’ Hiroshima.

La città è stata completamente ricostruita e il suo simbolo e’ l’A-Bomb Dome, con l’unico edificio rimasto in piedi dopo lo scoppio della bomba atomica.

La sua vista e’ tragicamente emozionante.

Sono stati costruiti  il parco della memoria e il museo della pace in memoria dell’evento.

Non lontano da Hiroshima c’è l’isola Miyajima, famosa per l’enorme Torii rosso nell’oceano che apre la porta al santuario, entrambi costruiti sulla sabbia e quindi galleggianti durante l’alta marea.

Questa e’ un’isola molto sacra in Giappone, e moltissimi sono i templi buddisti che si incrociano lungo il cammino.

Passati quasi 15 giorni dal mio arrivo, di ritorno a Tokyo, per finire in bellezza, mi aspetta la festa del Sumida, ovvero dei fuochi d’artificio chiamati hanabi ovvero una combinazione delle parole “fiore” e “fuoco” famosi per la loro bellezza artistica.

Consiglio moltissimo un viggio in Giappone, in particolare a coloro che vorrebbero fare una prima esperienza in solitaria lontano da casa, per la sua sicurezza e perchè è un posto stupendo tanto diverso dalla nostra cultura.

Purtroppo l’ inglese non e’ molto parlato, specialmente quando ci si allontana dalle grandi città e, in ogni caso, i giapponesi sono molto timidi e riservati ma nonostante ciò gentili e’ ospitali.

A me è capitato di mangiare in un piccolo ristorante nel sobborgo di Matsumoto, il menù era completamente in giapponese e nessuno parlava inglese ma grazie alla gentilezza di tutti e, tra tanti sorrisi, sono riuscita a mangiare e a scambiare qualche parola – grazie all’aiuto di Google Translate – con le persone locali!

“Con questo articolo partecipo al concorso #unblogalmese del mese di febbraio 2019 indetto dal blog Trippando

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