Come si diventa Expat

Navigo per il blog, sbircio, leggo i racconti e le esperienze delle altre mentre penso a me. Penso a dove sono, cosa faccio e alla briciola di brownie al cioccolato e caramello che si e’ appena spalmata sui miei jeans bianchi. – Lo sapevo, non dovevo metterli. Andrà  via? Non sono una esperta di bucato e macchie ostinate.
Alla fine mi decido, parto dal principio, che è un po quello che faccio sempre. Trovo il bandolo della matassa e via, tutto mi sembra avere un senso.
Mi domandavo cosa scrivere per la prima rubrica come WanderGirl.
Parto dal momento in cui ho lasciato casa e sono partita, penso a come si diventa expat.
Essere Expat è una condizione o una scelta secondo voi?
Per me è stato entrambi.
Era da un po’ che ci pensavo, oltre due anni fa.
Che ci faccio qui? Che faccio dopo la laurea e con questo lavoro che non mi piace? Ma anche, come si fa a lasciare tutto?
Ero totalmente persa, anche se dentro di me sapevo bene cosa fare, dovevo solo trovare il coraggio. E non dico di partire, ma di dirlo alle persone intorno a me. Questa è  stata la parte più difficile.
Si sa, i genitori sono fantastici sempre pronti a sostenerti e a incorraggiarti finché  non ti dilegui.
Ti guardano, ti sorridono e ti salutano, ma se ti allontani  iniziano a rincorrerti.
Non sapevo cosa fosse meglio per me e nemmeno gli altri.
Eppure era come se qualcuno avesse già deciso.
Avevo finito gli studi e trovato un lavoro a tempo indeterminato vicino casa.
Sei pazza, perché vuoi mollare tutto?

Perché non é quello che voglio, semplice, e anche perché dentro di me sento che il futuro non è questo e nemmeno qui.
Quindi me ne vado.

Dò un mese di preavviso, anche a casa, e raccolgo l’essenziale: una valigia carica di vestiti per ogni stagione, cibo e mezzi di primo soccorso, il corredo della nonna.

Per me è solo un “torno tra tre mesi, quando ho imparato bene l’inglese” – mi viene da ridere ripensare che l’ho detto davvero – a loro suona come un addio.
Mi dirigo verso l’aereporto ed é subito tempo dei saluti.
Quelli sono proprio terribili.
Ti si attaccano addosso come il cioccolato sui miei pantaloni e ti travolgono caricandoti di malinconia.
“Ma no dai, non piangere cosi. Torno presto! E poi, l’Inghilterra non é poi cosi lontana, puoi venire quando vuoi”.
Riesco a convincerli e mi stacco con un turbinio di tristezza dentro di me .
Mi giro, e sono ancora la’ che mi guardano mentre cammino verso il check-in e sono già proiettata verso il domani.
Arrrivo a destinazione, e per un attimo voglio riavvolgere il nastro e ritornare dov’ero.
Oddio, il clima è davvero bigio! Grigio, ventoso. Oxford é  piccola e non vedo volti amici.

Oxford - vita da expat - wandergirls italia

Piano piano – ok, molto piano – le cose vanno sempre meglio.

Trovo una casa, un lavoro e inizio abitudini tutte mie. Quelle sono la parte migliore.

E non intendo solo mangiare pasta scotta condita con avocado senza che qualcuno ti giudichi, mi riferisco al senso di indipendenza e  al modo tutto mio di fare le cose.

Gli inizi sono sempre difficili, eh. Se dovessi descrivere il mio da expat penso a quando si impara a camminare.

Capivo che per muoverti dovevo mettere un piede davanti all’altro, ma non lo sapevo fare bene finchè non ci ho provato e perfezionato la tecnica.

Ovvio, le buche si trovano sempre sul percorso, ma… un passo alla volta.

Oxford - vita da expat wandergirls italia
Essere expat è una scelta, e quindi una condizione.
Parlavo con le persone intorno a me e non mi trovavo più.
Non riconoscevo più me e nemmeno gli altri.
Mi sentivo diversa all’interno di un campo delimitato da frasi come: “cosa devi volere di più dalla vita?” – “il lavoro è questo” – “sopporta” – “e ringrazia di avere quello che hai!”.
Sembrava che nessuno volesse dare un tocco personale alla propria routine, tutti seguivano il loro schema predefinito mentre io volevo uscirne, esplorare, crescere e imparare tanto altro.
Soprattutto non volevo arrendermi  e credere che non ci fosse altra via di uscita se non la rassegnazione.
Queste scelte e condizioni hanno  definito il mio essere expat. E mi piace.
Ora so cosa vi starete chiedendo: una rubrica, però, non è una vera rubrica senza dei consigli su come diventare expat. E quindi ecco la mia.
5 imperdibili consigli per iniziare una vita da expat:
  • Ascolta la tua voce, quella piccola dentro di te;
  • Pensa a dove realmente vorresti essere;
  • … e ai mezzi a disposizione;
  • Prepara la valigia e mettici dentro quello che ti va, anche il corredo della nonna se ti farà stare bene;
  • Saluta tutti, ma non promettere tempistiche di rientro.

Oxford - vita da expat wandergirls italia

Che fate, partite?

Fatemelo sapere nei commenti qui sotto.

Spero che la mia esperienza possa essere utile a qualcuno che timidamente mi legge e aspetta una conferma che quel che sente sia la strada giusta da percorrere.

Come dicono gli inglesi you only live once.

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