Assaggiando Parigi

Parigi - WanderGirls Italia
Parigi, come molte grandi città, riflette il suo carattere multietnico nella grande varietà di locali, pub e ristoranti che adornano le sue vie fino alle periferie.

Mangiare a Parigi non vuol dire solo cucina francese, perché la varietà implica spesso il concetto di “contrasto” o addirittura, di “contraddizione”.

Parigi - wanderGirls Italia

Parigi abbonda di sapori provenienti da tutto il mondo:

  • la fragranza di birra degli allegri pub irlandesi,
  • i profumi speziati delle trattorie cinesi e thailandesi,
  • la calma atmosfera dei ristoranti giapponesi,
  • i chiassosi locali turchi e palestinesi,
  • i libanesi e i siriani austeri e ospitali,
  • i coloratissimi brasiliani e messicani,
  • gli immancabili italiani
  • gli inglesi che si difendono bene con la nota catena di supermercati M&S.

E tantissimi ancora, provenienti da ogni parte del mondo e tutti da scoprire.

E non c’è niente di meglio del cibo per evocare atmosfere, guidati da odori e sapori, è quasi come viaggiare: un’immersione pressoché totale nella cultura di un popolo e della terra da cui esso proviene.

Inutile dire che i locali italiani sono tra i più amati e frequentati, ma anche fra i più indispensabili per i tanti connazionali che vivono in Francia, nei momenti in cui la nostalgia di casa prende il sopravvento.

Tra i luoghi più interessanti da visitare per assaggiare qualcosa di genuino e diverso dal solito, o semplicemente per bere qualcosa, c’è Aux grands voisins, nel XIV arrondissement.

Lì delle simpatiche signore provenienti da diversi Paesi dell’Africa sahariana e subsahariana, si incontrano per sperimentare nuovi sapori e nuove ricette, mescolando fra loro i diversi ingredienti tipici della loro terra, dando vita a piatti gustosissimi e molto variegati (e anche dal potere curativo, secondo loro).

Nell’immaginario collettivo, però, Parigi rappresenta ancora la Francia elegante e raffinata, swing e art nouveau, la Ville Lumière della seconda Rivoluzione Industriale, umida e piovosa, ma addolcita dalla presenza dei tipici café parisien agli angoli delle strade o dei bistrot con i tavolini fuori in ogni stagione, sempre affollati di persone che sorseggiano caffè a ogni ora e che non si lasciano certo intimidire dalla pioggia.

Passeggiando per le sue vie non è raro vedere code interminabili alle boulangerie/pâtisserie – ovvero l’equivalente di panificio e pasticceria insieme – per gustare una croccante baguette o dei fragranti croissant, rigorosamente di due tipi soltanto: ordinaire e au beurre, senza aggiunta di altro.

Questa è un po’ la Parigi che tutti conoscono, quella dei macaron e delle brioche.

Tuttavia, Parigi è una città che sa evolversi nel tempo, che ha il coraggio di cambiare e non ha paura del nuovo e delle “intrusioni”.

Ecco perché accanto al tipico bistrot, in cui è possibile sorseggiare un bicchiere di vino accompagnato da un delizioso tagliere di salumi e formaggi francesi – che si può richiedere a tutte le ore, anche dopo che le cucine hanno chiuso – troviamo una crêperie in forma di fast-food: un piatto tradizionale francese, servito “all’americana”, con la possibilità di comporre il proprio menu seguendo i tabelloni luminosi. Contrasti: lento e veloce, l’uno accanto all’altro.

Perché a Parigi si corre sempre, c’è sempre qualcosa da inseguire, c’è sempre un punto da raggiungere il più rapidamente possibile, per cui a volte si mangia velocemente, ma si beve lentamente.

Esemplare è il caso del caffè espresso, molto più lungo di quello a cui siamo abituati in Italia, quasi mai consumato al bancone, sempre al tavolino, almeno il tempo di due sigarette.

Prendere il caffè con i francesi, per quella che è la mia esperienza, non è mai una cosa da un sorso e via, ma rappresenta davvero un momento di convivialità e confronto, sia nel lavoro, che nel tempo libero, come per gli italiani il pranzo, che invece è un po’ più fugace a Parigi.

Tanto che – sempre per restare in tema di contrasti – accanto ai ristoranti accoglienti e con calde lucine appese alle vetrine, quelli in cui poter assaporare una delicata tartare o una tenera bœuf bourguignon, si trovano di frequente i negozi di surgelati, molto frequentati durante la settimana, almeno quanto le brasserie, in cui trovare qualcosa di pronto in due minuti.

Non sempre il cibo è pazienza, a volte si riduce al semplice mettere qualcosa nello stomaco. Tuttavia, anche questa è Parigi oggi.

Non mancano i locali a tema:

  • Quelli che preparano solo zuppe, o solo patate, in zona Bastille;
  • Le caves à vin, con la possibilità di fare semplici assaggi o seguire delle vere e proprie lezioni di degustazione di vini;
  • Le sale da tè, particolarmente interessanti quelle cinesi in zona Charonne e quelle iraniane in zona République;
  • Le rhumerie del quartiere latino o in Rue de la Roquette – strada molto animata la sera, ma talmente deserta e tranquilla di giorno da essere quasi irriconoscibile.

Ecco, dunque, che a Parigi, città di contrasti e contraddizioni, raffinati ristoranti col dress code, si affiancano a locali in “stile taverna” con un annoiato oste che ti serve quando più lo aggrada, che a loro volta si affiancano ai ristoranti più antichi della città come il Café Le Procope (1686) e il Polidor (1890), entrambi nel VI arrondissement.

Come se non bastasse, il cibo si intreccia inevitabilmente con la musica e le atmosfere dei locali in cui viene servito.

Tanto da chiedersi se sia la musica a seguire il ritmo delle pietanze o i piatti a seguire l’armonia musicale, ma è chiaro che entrambi si fondono insieme come due ingredienti fondamentali, in questa ricetta spettacolare che è Parigi: una città raccontata attraverso il cibo.

Rispondi