10 cose che ho imparato in Kenya

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Ecco che cosa ho imparata da quando vivo in Kenya.
1) HO IMPARATO A PORTARE L’ACQUA
Nella regione in cui vivo la donna è la colonna portante della famiglia, e portante è la parola più adatta in questo caso: la si vede ai bordi delle strade portare fascine di legna o bidoni pieni d’acqua, mentre al fianco una bambina porta sulla schiena il fratellino.
A me non capita tutti i giorni di dover portare acqua sulle mie spalle, ma quando succede che una tubatura si rompa (e succede spesso) tocca anche a me.
È anche così che ho scoperto di essere una donna forte, perché mi so adattare, so trovare il mio punto di forza: anxiche’ che portare 3 bidoni posso fare due viaggi e portarne 4!
2) HO IMPARATO AD ANDARE FUORI STRADA
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Non sempre le strade in Kenya sono asfaltate e facili da praticare, per questo ho dovuto imparare ad andare fuori strada o lungo strade sterrate.

Se non l’avessi fatto, però,  non avrei mai scoperto posti lontani dagli affollati luoghi turistici, dove ancora la natura è incontaminata e dove le persone hanno un cuore accogliente e generoso.
Luoghi dove perdersi, a volte anche nel vero senso della parola, per poi ritrovarsi con delle meraviglie negli occhi nella mente e, perché no, anche nella macchina fotografica.
3) HO IMPARATO A MODELLARE LA CRETA
Un giorno sono capitata per caso in una scuola durante la lezione di modellismo.
Per esercitarsi nel modellismo lavorano terreno con acqua, nessuna plastilina, e si ispirano ad oggetti della loro vita quotidiana: piatti e tazze per le femmine e buoi e bastoni da pastore per i maschi.
Mi rimarrà sempre nel cuore la loro abilità nel modellare tridimensionalmente (io avevo fatto una scultura piatta tipo uomo focaccina) e come dai soggetti da loro scelti traspariva la necessità di essere piccoli adulti che imparano così che la vita è un gioco.
Giocano a vivere.
4) HO IMPARATO A VIAGGIARE IN MATATU
I matatu sono dei pulmini e la loro caratteristica è che non partono finché sono pieni (e con pieni si intende completamente pieni).
Abituata in Italia per lo più ad utilizzare la macchina da sola, il passaggio al matatu non è stata cosa semplice: non è facile viaggiare in 16 o più persone su mezzo fatto per portarne 11(non contando pacchi ed animali vari), ma col tempo ci si abitua e si viene a formare uno spirito di condivisione (non solo del posto a sedere) e le distanze dettate dal colore della pelle, della cultura si rimpiccioliscono in tutti i sensi.
5) HO IMPARATO A VEDERE L’ARCOBALENO E COS’È IL BUIO
A tutti è noto il tramonto rosso fuoco della savana, la sabbia bianca che finisce nel blu profondo dell’oceano. Magari non così noto è il verde acceso delle piantagioni da tè, il fucsia delle bougainvillea che si riaccende dopo che le prime pioggie della stagione lavano via la terra rossa che li ricopriva e il lilla dei fiori delle giacarande che creano tappeti lungo le stradr della città.
Questi sono tutti i colori del Kenya, accesi e pieni di energia, e quando cala la notte, il buio è altrettanto intenso: se non lo si conosce e se non si conosce la propria strada può far paura, ma mostra anche le più belle notti stellate che io abbia mai visto.
6) HO IMPARATO A CAMMINARE A PIEDI NUDI
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Non è una cosa da tutti i giorni, ma a volte mi hai capitato che il terreno fosse così scivoloso e così appiccicoso da non poter camminare senza che le mie scarpe rimanessero infossate nel fango.

Forse sembrerà stupido, ma credo sia un’esperienza che bisogna fare nella vita: spesso facciamo esperienze estreme o ne sentiamo il bisogno, per sentire di essere vivi o per una botta di adrenalina; ci sono cose così semplici, ma allo stesso tempo così impensabili, che possono farci sentire vivi allo stesso modo basta non aver paura di esporsi e soprattutto di sporcarsi.
7) HO IMPARATO A BALLARE
Per molti anni, in Italia, ho studiato danza classica, ma ho scoperto cos’è ballare solo una volta giunta in Kenya.
Ho imparato che la danza non è solo rigide regole e sofferenza fisica, ma è gioia e libertà: qui tutti danzano, dal bambino all’ anziano, ovunque c’è musica, sulle moto nelle chiese negli ospedali, e ogni caso occasione è quella giusta per festeggiare danzando in libertà, come fosse una cosa naturale, innata, come respirare.
8) HO IMPARATO A VEDERE GLI ANIMALI
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Andando per safari nei parchi del Kenya ho imparato a vedere gli animali: guardando i documentari in televisione o le foto del National Geographic sembrerebbe cosa da nulla, ma non lo è.

Si tratta di essere pazienti, calmi e, a volte, di sapersi accontentare.
Per vedere i grossi felini può servire molto tempo, e nonostante gli sforzi, a volte non si possono vedere se non dei puntini lontani che si possono riconoscere solo con un binocolo o sulla fiducia del ranger.
Questa esperienza può essere una scuola di vita: non tutto è come ce lo presentano i media, ma frutto di duro lavoro e fatica.
Poi però, a volte, le cose belle accadono inaspettatamente, quando meno te lo aspetti, e una leonessa ti attraversa la strada.
9) HO IMPARATO A PARLARE TANTE LINGUE
Il Kenya ha due lingue ufficiali: l’inglese e lo swahili, ma oltre a queste ci sono una quarantina di dialetti molto diversi tra loro.
Inizialmente è stata un’impresa per me imparare a nuotare in questo mare di lingue con un inglese scolastico come unico salvagente e non nego lo sconforto nel non poter capire.
Ma è buttando che si impara a nuotare! Ora l’inglese non è più un problema, capisco e parlo uno swahili un po’ maccheronico e so poche frasi e parole utili in svariati dialetti.
Si sa che la lingua è uno dei modi per conoscere e  integrarsi in una cultura e ora posso dire di avere un salvagente per nuotare in questo mare di culture.
10) HO IMPARATO A TAGLIARE I CAPELLI
Non sono mai stata un tipo molto attenta all’aspetto fisico: il trucco c’era solo per le occasioni speciali, non ho mai fatto grossi cambi di colore o taglio ai capelli e ho sempre avuto un abbigliamento molto casual.
Ciò non vuol dire che non provassi un po’ di invidia per le ragazze con un fisico perfetto, sempre eleganti e con nessun difetto estetico.
Giunta qui la mia invidia un po’ continuava: le ragazze molto spesso sono molto carine e con la pelle senza imperfezioni e liscia senza bisogno di cerette varie, ma allo stesso tempo ero al centro della loro invidia a causa della mia pelle chiara e dei capelli lisci.
Ho imparato, quindi, che ognuna è bella a modo suo, basta essere sicure di sé stesse e le altre avranno sempre qualcosa da invidiarti.
E così non essendoci molti parrucchieri (o meglio ci sono ma fanno perlopiù treccine) ho iniziato a tagliarmi i capelli da sola: anche se la frangia è un po’ storta spero sempre che le persone notino prima il mio sorriso!
Queste sono le piccole cose che imparato fino ad ora, ma la lezione più grande è che c’è sempre da imparare.
Il trasferimento in Kenya non era nei miei programmi iniziali e non so dove il destino mi porterà in futuro perciò imparo ad ogni occasione, luogo e persona che incrocio lungo il mio cammino, così che possa sempre essere un cammino di crescita.

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